Padova Random

Qualche giorno fa, non ricordo assolutamente in che modo, sono inciampato in un blog che mi ha lasciato senza parole.
Il blog in questione è questo; non me ne voglia la tenutaria, per questo piccolo spot pubblicitario non richiesto.

Se voi mi conosceste, capireste i motivi per i quali suddetto blog mi ha colpito.
Ma non è di questo che voglio parlare, naturalmente.

Magari, ecco, leggete i suoi articoli e, se andate a Padova, prestate attenzione all’omino col cilindro.

E grazie, signorina “metticheungiornopercaso”, è stato un piacere rivedere il genio di Kenny Random, da quaggiù.

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Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai

Leggo questo articolo, e mi torna alla memoria un numero impressionante di incontri e di storie e di dialoghi più o meno simili.

L’ultimo è fresco: è di oggi.
Tiro su la testa e: “Luca, tu hai anche intenzione di sposarti?”.
E lui, sereno, mi risponde: “Sì, mi sposo a luglio.”

E non è tanto la cosa in sé, quanto quell’anche nella mia domanda; voglio dire che per me il matrimonio è qualcosa in più. Qualcosa di superfluo, per certi versi, qualcosa di necessario (dato che vivo in Italia), per altri.

E poi? Poi mi viene in mente Andrea, ch’è un personaggio che ha fatto parte della mia vita ai tempi dell’università.

Incontro Andrea dopo quasi dieci anni e, dopo aver scambiato quattro veloci battute, lui, Andrea, tira su la mano sinistra e mi fa vedere, tutto orgoglioso, la fede all’anulare: una orribile francesina d’oro giallo (a me garba l’oro bianco, niente da fare).
Sgrano un po’ gli occhi e gli dico: “Contento tu, contenti tutti.”
E mi dispiace, a volte (ma solo un po’), ma non credo sia necessario dover partecipare agli entusiasmi degli altri, con slanci d’entusiasmo.
Scritto ciò.

Forse Marzia è davvero piccina, forse no, forse è una scelta sbagliata o forse è giusta.
Sicuramente, per lei, è la migliore, in questo momento, e tanto basti.
Ma che non si aspetti sempre l’entusiasmo o l’approvazione degli altri (amici o conoscenti che siano) ecco, quella è sempre cosa buona e giusta.

E saluti a tutti, naturalmente.

Scoperte e conferme

In quel di Livorno, stanotte, ho scoperto che la “drum and bass” mi fa veramente cagare.
In quel di Livorno, stanotte, ho avuto una conferma: i ragazzini devono sfasciarsi, altrimenti non si divertono.
“Boia deh, guarda là: fumano ‘ome le marmitte delle scinquescento!”
Che stato, gente, che Stato…

Ara che bea!

Cena veloce e poi a casa tua. Mi metto a triminare(*) con i vari apparecchi, per cercare di far funzionare tutto; mi conosci da poco, ma sai che questo è il mio lavoro, è la mia vita.
(È che nella mia vita proprio non ci riesco, negli ultimi anni, a far funzionare tutto…)

Ok, non va una sega: il lettore dvd arranca, i cavi sono invertiti, ed io ti prendo in giro perché a casa tua le cose sono al contrario; prendo il mio amato macbook, intanto, e scoppio a ridere.

“Quando inizi a ridere così mi stai sul cazzo, smettila!”
“Ok.”

Eccoci qui, dopo un’ora di moccoli(**), con lo sguardo incollato al monitor, a guardare un film che non parla dei nostri tempi, ma di tempi lontani e di luoghi distanti e di un’altra società.

Fumo, sorrido, e “Minchia, questa scena…” (scuotendo la mano, per enfatizzare il concetto). Mi piace stare qui.
Mi stiro le ossa, mi sposto, mi alzo, mi giro e ti guardo di nascosto (e che ne so, magari il film non ti piace, e così cerco di interpretare le tue espressioni).

Dopo venti minuti esclami “Non mi dire che è già finito!” (perché, ammettilo, per venti minuti non ci hai capito un cazzo e adesso qualcosa, finalmente, si è sciolto) ed io ti rispondo “Sei pazza?! Stai attenta, piuttosto…”.

Fuori il casino è infernale: arabi si salutano raggiungendo picchi di volume di 120 decibel, italiani ubriachi ridono come deficienti, un’aznalubma passa a sirene spiegate, automobili tornano da chissà dove per andare chissà dove e soprattutto perché.

“Guardala, è meravigliosa…”. Ah, Stockard Channing. Il film sta per finire e, ancora una volta, mi lascia un brivido. The end.

Vorrei stare qui ancora ore e ore a chiacchierare, credimi, e vorrei dirtelo, ma qualcosa mi ferma, perché ho paura di rovinare ogni cosa e ho paura di essere invadente.
E poi, insomma, è tardi.

Arrivo a casa mia e ti mando un messaggio “Sono stato bene”.
Rispondi, sorrido, spengo la luce, e nel buio ripenso a quando ti dissi “Portami fuori!” e un po’ ti voglio bene.
E penso alla faccenda dell’amicizia eterna, rammentata nel film, e vorrei dirti “Cazzo, non abbandonarmi anche tu…”

(*) aggeggiare (ma non rende davvero l’idea)
(**) bestemmie

Cortesia

Qualche settimana fa, dicevo ad una persona: “Mi sembra davvero che in giro ci sia più garbo”. In virtù di cosa, poi? Ma della nuova classe politica dirigente (quelli lì, i professoroni), naturalmente.
Poi sento parlare il professor Monti (quello più professore degli altri, insomma) e mi chiedo… Ma che cosa cazzo mi ero bevuto, qualche settimana fa?
No, dico, se mi vedete in giro, siete autorizzati a tirarmi du puntoni e a dirmi che sono un rincoglionito.