Un campione e un lanciatore di coltelli

Un bel buco nella nostra corrispondenza di un tempo, non credi?
Hai ragione a dirmi che ti devo una lettera. Da un po’ di tempo del resto devo una lettera praticamente a tutti. Perché? A quanto pare gli anni ti rendono così. Il cavallo che un tempo andava tenuto a freno adesso dev’essere frustato per fargli fare appena un po’ di più che un passo stanco… Quando le energie se ne vanno si diventa sempre più avari nell’usarle. Un uomo dovrebbe svolgere il suo lavoro quotidiano, qualunque esso sia, e poi scrivere sempre un paio di lettere per tenersi in contatto con le persone a cui vuole bene e che non può vedere. Ma mi accorgo che quando finisco quello che passa per essere il mio lavoro quotidiano mi sento del tutto spompato…
I miei complimenti al signor Weeks perché fa parte di quella piccola minoranza di critici che non hanno ritenuto necessario dare una sistemata a Hemingway per il suo ultimo libro(*). Ho appena finito di leggerlo. Francamente non è il migliore che abbia scritto ma rimane comunque una dannata spanna sopra a qualunque cosa possono scrivere i suoi detrattori… Ti saresti aspettato che almeno alcuni di loro si chiedessero cosa stava cercando di fare. Ovviamente non stava cercando di scrivere un capolavoro; ma stava provando a raccontare, con un personaggio non dissimile da lui stesso, l’atteggiamento di un uomo che è alla fine e che lo sa e che per questo è acido e arrabbiato. A quanto pare era stato molto male e non era sicuro di poter guarire, per cui ha messo su carta, in modo piuttosto sbrigativo, il suo stato d’animo nei confronti di ciò che aveva maggiormente amato nella vita. Suppongo che questi pavoni sapientoni che si fanno chiamare critici pensino che non avrebbe dovuto scriverlo affatto, questo libro. La maggior parte delle persone non l’avrebbe fatto. Nelle sue condizioni non avrebbero avuto il fegato di scrivere niente. Sono maledettamente sicuro che io non l’avrei fatto. Questa è la differenza tra un campione e un lanciatore di coltelli. Il campione può perdere la sua ispirazione – temporaneamente o in modo permanente, non può saperlo per certo. Ma quando non è più in grado di lanciare la palla imprendibile, lancia il cuore. Qualcosa lancia. Non ci sta a lasciare il monte e ad andarsene piangendo negli spogliatoi.

Raymond Chandler a Charles W.Morton – 9 ottobre 1950

(*) Di là dal fiume e tra gli alberi, del 1950

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