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Ieri cercavo di capire se vi fosse differenza tra le porte, intese come possibilità, e le porte della mente umana, intese come varchi che ci concedono la possibilità di attraversare le altre porte.

La mia risposta, oggi, è: sì, v’è una sostanziale differenza.
E basta così davvero, perché, nel frattempo, ho anche pensato a quanto non sia necessario enunciare una teoria, giacché l’esperienza, di per sé, è in grado di raccontare e spiegare qualsiasi cosa, e di farlo meglio di un qualsiasi sciorinamento di cazzate ornato di un qualsivoglia artificio retorico. (Che, se ci penso, è proprio quello che non sto facendo in questi quaranta secondi di monologo delirante, ma tant’è.)

Nel frattempo, per aiutarmi, ho ripensato alla teoria dell’eterno ritorno ed alla faticosissima confutazione della stessa, ad opera di Borges.
Alla fine del suo ragionamento, Borges chiude con una perplessità di ordine metafisico: “[…]Accettata la tesi di Zarathustra, non arrivo a capire come due processi identici non finiscano per riunirsi in uno solo. È sufficiente la mera successione, non verificata da nessuno? In mancanza di un arcangelo speciale che faccia i conti, che cosa significa il fatto di attraversare il ciclo tredicimilacinquecentoquattordici, e non il primo della serie o il numero trecentoventidue alla duemillesima potenza? Nulla, nella pratica – il che non nuoce al pensatore. Nulla, per l’intelligenza — il che è già grave.” )

Stiamo attraversando un ciclo. Non importa quale sia il suo numero. Passo indietro.
Converrete che arrivare a tanto, dopo tre capitoli di calcoli e di memorie, pare ‘n po’ ‘na cazzata.

Però alcuni (non molti, solo alcuni) hanno bisogno di parlare e parlare, e dire che è importante, che in effetti è così, che così gira il mondo e che l’universo è infinito ed infinite sono le possibilità. Un altro passo indietro.

Questi alcuni non si risentano, per carità. Lo so che si stanno risentendo, dato che continuano a parlarsi addosso… È inevitabile, così come è inevitabile che il tempo ed ogni cosa ritornino, poiché dei precedenti cicli, signori cari, non abbiamo assolutamente memoria…

Il Nomade

P.s.
Bisogna dire, però, che Borges era più onesto di alcuni. All’inizio de “La dottrina dei cicli” (subito dopo aver ricordato la teoria di Nietzsche) scrive: “[…]Prima di confutarla – impresa di cui non so se sono
capace – conviene concepire, sia pur vagamente, le
sovrumane cifre che essa invoca.[…]”
Ecco, sì, siate onesti, ogni tanto.

(Anche se Marta la esegue nettamente meglio, va detto.)

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